C’è un organo di cui nessun allenatore parla nelle sedute di preparazione atletica, eppure lavora ogni giorno per sostenere la performance: l’intestino. Più precisamente, il microbiota intestinale — l’insieme dei miliardi di microrganismi che lo abitano. La ricerca scientifica degli ultimi anni ha chiarito che il legame tra microbiota e attività fisica non è unidirezionale: l’esercizio modifica il microbiota, e il microbiota a sua volta influenza la capacità di recupero, la resistenza, la funzione immunitaria e persino la motivazione a muoversi.
Gli atleti hanno un microbiota diverso
Uno dei dati più solidi emersi dalla letteratura recente è che il microbiota degli atleti professionisti è significativamente diverso da quello delle persone sedentarie. Una review pubblicata su International Journal of Molecular Sciences nel settembre 2024, basata su oltre 100 studi su modelli animali e umani, ha documentato che chi pratica attività fisica regolare mostra una maggiore diversità microbica intestinale, con una prevalenza di specie appartenenti ai Firmicutes — il phylum che include i principali produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA).
Questi metaboliti — butirrato, propionato e acetato — sono fondamentali per l’integrità della barriera intestinale, la modulazione dell’infiammazione e la produzione di energia a livello muscolare. Un microbiota ricco di produttori di SCFA è, in sostanza, un vantaggio competitivo misurabile.
Esercizio moderato vs esercizio intenso: due effetti opposti
Non tutto l’esercizio fisico ha lo stesso impatto sul microbiota. La distinzione tra attività moderata e allenamento ad alta intensità prolungato è cruciale. Una narrative review pubblicata su PMC nel novembre 2024 ha sintetizzato le evidenze disponibili in modo netto: l’esercizio moderato promuove un sistema immunitario sano e arricchisce la diversità microbica, mentre l’esercizio ad alta intensità prolungato può causare un aumento della permeabilità intestinale — il cosiddetto “leaky gut” — con conseguente infiammazione sistemica e squilibrio del microbiota.
Il meccanismo è fisiologico: durante lo sforzo intenso, il flusso sanguigno viene dirottato verso i muscoli scheletrici, riducendo temporaneamente la perfusione intestinale. Questa ipoperfusione provoca stress ossidativo e danni alle giunzioni strette della mucosa, aprendo la porta alla traslocazione batterica. Una review pubblicata su Frontiers in Physiology nel maggio 2025, focalizzata sugli atleti di endurance, ha confermato che questo fenomeno è particolarmente rilevante nelle maratone e negli sport di ultra-resistenza, dove i disturbi gastrointestinali durante la gara sono tra le cause più frequenti di abbandono.
Il microbiota specifico per ogni sport
Una delle scoperte più interessanti della ricerca recente riguarda la specificità del microbiota in base alla disciplina sportiva. Una scoping review sistematica pubblicata su Frontiers in Sports and Active Living nel settembre 2025, condotta secondo il framework PRISMA-ScR su 19 studi selezionati tra PubMed, Scopus e Web of Science (2015-2025), ha documentato l’esistenza di pattern microbici specifici per disciplina: i corridori di resistenza mostrano una maggiore abbondanza di Veillonella atypica — un batterio capace di convertire il lattato muscolare in propionato, migliorando la resistenza aerobica — mentre i lottatori e i praticanti di arti marziali mostrano profili batterici correlati alla gestione del peso e al metabolismo proteico.
L'asse intestino-cervello e la motivazione allo sport
Uno degli aspetti più affascinanti emersi dalla ricerca recente riguarda il ruolo del microbiota nella motivazione all’esercizio fisico. Una review pubblicata su Journal of Science in Sport and Exercise nell’ottobre 2025 ha esaminato le interazioni bidirezionali tra microbiota e cervello nel contesto sportivo, identificando che la comunicazione intestino-cervello risponde dinamicamente all’attività fisica attraverso molteplici vie: il nervo vago, i metaboliti microbici e il sistema immunitario.
In questo contesto, uno studio pubblicato su Nature e citato nella stessa review ha dimostrato che un percorso intestino-cervello dipendente dal microbiota regola attivamente la motivazione a fare esercizio — un dato che apre scenari completamente nuovi sulla comprensione della fatica mentale negli atleti e dei meccanismi di overtraining.
Recupero muscolare e infiammazione: dove si costruisce la performance
L’adattamento all’allenamento non avviene durante l’esercizio, ma nelle ore e nei giorni successivi. Ogni sessione di allenamento provoca infatti microlesioni muscolari e una risposta infiammatoria fisiologica che attiva i processi di riparazione e rigenerazione dei tessuti.
Negli ultimi anni la ricerca ha evidenziato che il microbiota intestinale partecipa attivamente a questo processo attraverso la produzione di metaboliti bioattivi e la modulazione delle citochine coinvolte nella risposta infiammatoria. Un microbiota equilibrato contribuisce a mantenere efficiente la comunicazione tra intestino, sistema immunitario e muscolo scheletrico, favorendo il recupero e l’adattamento all’esercizio.
Al contrario, uno squilibrio della flora intestinale può amplificare i processi infiammatori, rallentare il recupero e aumentare il rischio di affaticamento prolungato, riducendo la capacità dell’organismo di rispondere efficacemente agli stimoli dell’allenamento.
Probiotici e performance: cosa dice la ricerca
L’utilizzo di probiotici nel contesto sportivo è uno degli ambiti di ricerca più attivi degli ultimi anni. Una review pubblicata su Frontiers in Nutrition nel luglio 2025, basata su studi pubblicati tra il 2015 e il 2024 su PubMed e Scopus, ha sintetizzato le evidenze disponibili su probiotici e performance atletica con un risultato chiaro: i probiotici mostrano effetti positivi sulla salute gastrointestinale, la funzione immunitaria, i sintomi delle infezioni delle vie respiratorie superiori, la qualità del sonno e le funzioni cognitive negli adulti fisicamente attivi.
Gli effetti sono dipendenti dal ceppo e dalla durata della supplementazione, e si manifestano in modo significativo sia negli sport di endurance che in quelli intermittenti ad alta intensità. Tra i ceppi più studiati in questo contesto figurano Lactobacillus acidophilus, Bifidobacterium longum e Lactobacillus rhamnosus, con evidenze su riduzione della permeabilità intestinale, miglioramento del recupero post-allenamento e diminuzione degli episodi di infezione respiratoria — uno dei principali fattori di interruzione degli allenamenti negli atleti professionisti.
Dieta, microbiota e performance: un triangolo inscindibile
Il terzo vertice di questo sistema è la dieta. Una narrative review pubblicata su Nutrients nel maggio 2024 dalla Guangzhou Sport University ha analizzato l’interazione tra pattern alimentari, microbiota e performance atletica, documentando come dieta mediterranea, dieta plant-based e dieta ad alto contenuto di carboidrati complessi promuovano una composizione microbica favorevole alla performance — aumentando la diversità batterica, sostenendo la produzione di SCFA e riducendo i marker infiammatori.
Al contrario, diete ipoproteiche o ad alto contenuto di grassi saturi impoveriscono il microbiota e compromettono la funzione della barriera intestinale, con effetti negativi sul recupero e sulla resistenza agli sforzi prolungati.
Le evidenze scientifiche mostrano che il microbiota intestinale rappresenta uno dei principali fattori biologici coinvolti nella performance sportiva. Recupero, funzione immunitaria, metabolismo energetico, tolleranza allo sforzo e adattamento all’allenamento risultano infatti strettamente collegati all’equilibrio dell’ecosistema intestinale.
Per questo motivo l’approccio moderno alla preparazione atletica non può limitarsi all’allenamento e alla nutrizione tradizionale, ma deve considerare anche il supporto delle funzioni intestinali e dei meccanismi di recupero biologico.
In questo contesto si inseriscono formulazioni sviluppate specificamente per gli sportivi, come Bios Act Sport, pensate per affiancare l’attività fisica e sostenere i processi fisiologici coinvolti nell’adattamento all’esercizio, nel recupero e nel mantenimento dell’equilibrio intestinale.
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Bibliografia
- Patel B.K. et al. (2024)
Intestinal Microbiota Interventions to Enhance Athletic Performance – A Review
MDPI (testo completo):
https://www.mdpi.com/1422-0067/25/18/10076 - Sumi D., Suzuki Y. (2025)
Gastrointestinal Function and Microbiota in Endurance Athletes
Frontiers (testo completo):
https://www.frontiersin.org/journals/physiology/articles/10.3389/fphys.2025.1551284/full - Teglas T., Radak Z. (2025)
Probiotic Supplementation for Optimizing Athletic Performance
Frontiers (testo completo):
https://www.frontiersin.org/journals/nutrition/articles/10.3389/fnut.2025.1572687/full - Chen Y. et al. (2024)
Dietary Patterns, Gut Microbiota and Sports Performance in Athletes: A Narrative Review
MDPI (testo completo):
https://www.mdpi.com/2072-6643/16/11/1634

