Fino a pochi anni fa, il grembo materno era considerato un ambiente sterile. Il feto, nella visione tradizionale, entrava in contatto con il mondo microbico solo al momento del parto. Questa certezza è stata progressivamente demolita da una serie di studi che hanno rilevato la presenza di batteri nella placenta, nel liquido amniotico e nel meconio — il primo materiale intestinale del neonato. Il punto di arrivo di questa ricerca è oggi chiaro: la salute del microbiota materno durante la gravidanza è un fattore determinante non solo per la madre, ma per il futuro immunitario e metabolico del bambino.
Disbiosi e rischio di preeclampsia: i dati
Una scoping review pubblicata su PubMed nell’ottobre 2024, condotta dall’University of Texas Medical Branch, ha analizzato 23 studi sul legame tra disbiosi e disturbi ipertensivi della gravidanza (HDP), inclusa la preeclampsia. Il quadro che emerge è coerente: nel terzo trimestre, la preeclampsia si associa a una disbiosi intestinale caratterizzata da riduzione di specie benefiche come Akkermansia, Bifidobacterium e Coprococcus, e da un aumento di batteri patogeni. Lo stesso pattern disbiotico viene ritrovato nel microbiota vaginale e orale delle donne con preeclampsia, e persino nella placenta — colonizzata da patogeni di origine gastrointestinale e parodontale. Il risultato è uno stato pro-infiammatorio cronico che compromette la placentazione.
La rottura delle membrane e la sepsi neonatale precoce
Uno studio multicentrico prospettico pubblicato su BMC Medicine (2023) — il progetto PEONS — ha analizzato 78 donne con rottura prematura pretermine delle membrane (PPROM) e i loro 89 neonati. La PPROM, associata alla disbiosi vaginale, è responsabile di circa un terzo di tutti i parti pretermine. Lo studio ha documentato come la composizione del microbiota vaginale materno sia in grado di predire il rischio di sepsi neonatale precoce (EONS): il microbiota del faringe, del retto e del meconio del neonato riflette in modo significativo quello materno, confermando che la trasmissione batterica avviene già in utero attraverso il liquido amniotico non appena la barriera delle membrane si rompe.
L'ambiente della NICU: un rischio aggiuntivo per i prematuri
Per i neonati pretermine, il problema non si esaurisce con il parto. Una ricerca pubblicata su Cell Host & Microbe nell’agosto 2024 — basata su 2.512 campioni fecali di 236 prematuri in tre terapie intensive neonatali statunitensi — ha documentato come l’ambiente ospedaliero stesso diventi una fonte di colonizzazione batterica anomala. Ceppi di S. epidermidis geneticamente identici erano presenti nei diversi reparti, suggerendo che alcune linee batteriche adattate alla NICU si trasmettono tra neonati. Gli antibiotici, usati frequentemente in questi contesti, alterano ulteriormente la traiettoria del microbioma, arricchendo il gut di batteri resistenti che possono persistere nel tratto intestinale anche dopo la dimissione e diventare fonte di infezioni del sangue.
Parto vaginale e cesareo: due punti di partenza diversi
La modalità del parto determina il primo grande “innesco” del sistema immunitario neonatale. I nati da parto vaginale vengono colonizzati prevalentemente da batteri del canale del parto materno — Lactobacillus, Bifidobacterium, Bacteroides — che educano precocemente il sistema immunitario intestinale. I nati da cesareo, invece, mostrano una ridotta diversità batterica nelle prime settimane di vita, con una prevalenza di microrganismi cutanei come Staphylococcus e Streptococcus. Studi sul microbioma dei prematuri (Frontiers in Immunology, 2019; PMC, 2021) confermano che questa differenza, pur tendendo ad attenuarsi nei mesi successivi, si associa a un rischio aumentato di sepsi tardiva, enterocolite necrotizzante e, nel lungo periodo, a una maggiore predisposizione a patologie infiammatorie e respiratorie.
Probiotici in gravidanza e nella NICU: promesse e cautele
L’interesse verso la modulazione del microbiota in gravidanza e nei neonati prematuri è cresciuto enormemente nell’ultimo decennio. I dati più solidi riguardano l’uso di Bifidobacterium e Lactobacillus nei prematuri: una metanalisi recente indica una riduzione significativa dell’incidenza di sepsi tardiva e di enterocolite necrotizzante nei neonati sottopeso trattati con probiotici. Nella donna in gravidanza, le evidenze sono ancora in fase di consolidamento, ma i risultati preliminari suggeriscono che un supporto probiotico mirato nel secondo e terzo trimestre possa ridurre il rischio di disbiosi vaginale e le complicanze ad essa associate.
La ricerca è ancora aperta, ma il messaggio di fondo è già chiaro: il microbiota non è un dettaglio biologico secondario in gravidanza. È uno dei protagonisti principali.
Bibliografia
- Jordan M.M. et al. Scoping Review of Microbiota Dysbiosis and Risk of Preeclampsia (2024)
🔗 https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/aji.70003 - Staffler A. et al. Vaginal and neonatal microbiota in pregnant women with PPROM and consecutive early onset neonatal sepsis (2023)
🔗 https://bmcmedicine.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12916-023-02805-x - Thänert R. et al. Clinical sequelae of gut microbiome development and disruption in hospitalized preterm infants (2024)
🔗 https://www.cell.com/cell-host-microbe/fulltext/S1931-3128(24)00314-9 - Pammi M., Preidis G.A. Link between gut microbiota and neonatal sepsis (2023)
🔗 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36440922/

