Microbiota in viaggio: come cambia l’intestino quando cambiamo ambiente

Cambiare Paese significa cambiare ambiente, alimentazione, orari e abitudini. Ma mentre noi ci adattiamo a un nuovo luogo, anche l’ecosistema che vive nel nostro intestino deve confrontarsi con condizioni differenti.

Il microbiota intestinale non è infatti una struttura immutabile. La sua composizione e, soprattutto, la sua attività possono modificarsi in risposta all’ambiente, agli alimenti, ai ritmi circadiani e all’esposizione a nuovi microrganismi.

Negli ultimi anni gli studi sui viaggiatori hanno offerto ai ricercatori un’opportunità particolarmente interessante: osservare cosa accade al microbiota quando una persona cambia ambiente in un periodo relativamente breve.

E i risultati mostrano che, quando viaggiamo, anche il nostro microbiota viaggia con noi.

Il microbiota cambia quando cambia l’ambiente

Uno studio pubblicato nel 2024 ha confrontato il microbiota di persone prima e dopo soggiorni prolungati in Paesi extraeuropei, osservando modificazioni della composizione batterica associate al viaggio.

Tra i generi maggiormente rappresentati nei viaggiatori sono stati identificati Escherichia/Shigella, Bacteroides e Parabacteroides, mentre l’analisi complessiva ha mostrato differenti configurazioni microbiche tra viaggiatori e non viaggiatori.

Un altro studio longitudinale su viaggiatori internazionali aveva già mostrato che il viaggio può aumentare la presenza relativa di Escherichia e modificare il cosiddetto “resistoma”, cioè l’insieme dei geni di resistenza agli antibiotici presenti all’interno della comunità microbica intestinale.

Il dato interessante è che questi cambiamenti possono verificarsi senza necessariamente determinare una perdita generale della diversità microbica.

Il microbiota, quindi, non viene semplicemente “danneggiato” dal viaggio: si adatta a un nuovo ambiente biologico.

Nuovi cibi, nuovi substrati, nuove risposte microbiche

Quando viaggiamo cambia quasi inevitabilmente anche ciò che mangiamo.

E il microbiota è estremamente sensibile ai cambiamenti dei substrati che raggiungono l’intestino.

Uno studio pubblicato su Nature ha dimostrato che modificazioni importanti dell’alimentazione possono produrre cambiamenti misurabili nella struttura e nell’attività del microbiota umano in tempi molto rapidi.

Cambiano le popolazioni microbiche maggiormente rappresentate, cambia l’espressione dei geni batterici e cambia il metabolismo dei nutrienti.

Lo studio ha mostrato inoltre un fenomeno particolarmente interessante: microrganismi provenienti dagli alimenti possono attraversare temporaneamente l’ecosistema intestinale.

Quando cambiamo alimentazione durante un viaggio, quindi, non stiamo semplicemente introducendo nutrienti differenti.

Stiamo modificando l’ambiente metabolico nel quale vive il nostro microbiota.

Jet lag: anche il microbiota ha un orologio

Il nostro organismo segue ritmi circadiani regolati dall’alternanza tra luce e buio, sonno e veglia, attività e riposo.

Anche il microbiota mostra oscillazioni legate a questi ritmi.

Quando attraversiamo rapidamente diversi fusi orari, l’orologio biologico deve sincronizzarsi con il nuovo ambiente. Sonno, secrezioni ormonali, orari dei pasti e metabolismo possono temporaneamente perdere la loro abituale coordinazione.

La ricerca sta studiando come questa alterazione possa coinvolgere anche l’ecosistema intestinale.

Studi sperimentali sul jet lag cronico hanno mostrato modificazioni della composizione e della diversità del microbiota associate alla perturbazione dei ritmi circadiani.

Una review pubblicata nel 2025 sul microbioma dei viaggiatori indica proprio l’alterazione dei ritmi circadiani, insieme al cambiamento degli orari e della composizione dell’alimentazione, tra le prime perturbazioni biologiche associate ai viaggi a lunga distanza.

Le evidenze nell’uomo sono ancora in evoluzione, ma emerge un principio importante: microbiota e organismo ospite non possiedono due orologi indipendenti. Fanno parte dello stesso sistema biologico.

Diarrea del viaggiatore: quando l’equilibrio viene perturbato

Il viaggio comporta anche l’incontro con microrganismi ai quali il nostro ecosistema intestinale non è abitualmente esposto.

La diarrea del viaggiatore rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa interazione.

Uno studio longitudinale condotto su 159 viaggiatori internazionali e basato sull’analisi di 718 campioni fecali ha mostrato che il microbiota cambia significativamente durante il viaggio, pur mantenendo generalmente una buona stabilità della diversità.

La comparsa della diarrea modifica però questo scenario.

Nei soggetti che hanno sviluppato diarrea sono state osservate perturbazioni più marcate dell’ecosistema e un aumento dei geni di resistenza agli antibiotici, che potevano rimanere elevati anche nelle settimane successive.

È interessante anche il fenomeno opposto: la composizione del microbiota prima della partenza potrebbe contribuire a determinare la suscettibilità individuale alla diarrea del viaggiatore.

Il microbiota, quindi, non è soltanto qualcosa che cambia in seguito all’incontro con nuovi microrganismi.

Può rappresentare uno degli elementi che influenzano il modo in cui l’organismo risponde a quell’incontro.

Il microbiota è resiliente, ma conserva la memoria del viaggio

Uno degli aspetti più interessanti degli studi sui viaggiatori riguarda la resilienza.

Nonostante l’esposizione a nuovi alimenti, ambienti e microrganismi, il microbiota umano mostra generalmente una notevole capacità di mantenere o recuperare la propria organizzazione.

Ma resilienza non significa immobilità.

Gli studi mostrano che durante un viaggio possono essere acquisiti nuovi microrganismi e nuovi geni batterici, compresi geni associati alla resistenza agli antibiotici.

Una grande analisi metagenomica pubblicata su The Lancet Microbe nel 2023 ha confermato che i viaggi internazionali possono produrre perturbazioni misurabili del microbiota e favorire l’acquisizione di microrganismi resistenti.

Il viaggio lascia quindi una sorta di impronta biologica.

Gran parte delle modificazioni può essere transitoria, mentre altre caratteristiche acquisite possono persistere più a lungo.

Ed è proprio questa capacità di cambiare senza perdere completamente la propria identità a rappresentare una delle proprietà più affascinanti dell’ecosistema intestinale.

Conclusioni

Viaggiare non significa soltanto spostare il nostro corpo da un luogo a un altro.

Significa esporre l’organismo a nuovi orari, alimenti, ambienti e popolazioni microbiche. E il microbiota intestinale partecipa attivamente a questo processo di adattamento.

Gli studi sui viaggiatori mostrano che la composizione e l’attività dell’ecosistema intestinale possono modificarsi durante un soggiorno all’estero, mentre eventi come la diarrea del viaggiatore possono produrre perturbazioni più profonde e prolungate.

Allo stesso tempo, emerge una caratteristica fondamentale del microbiota: la resilienza.

L’ecosistema intestinale è dinamico, capace di adattarsi alle modificazioni dell’ambiente e, in molti casi, di recuperare il proprio equilibrio dopo una perturbazione.

Studiare cosa accade al microbiota durante un viaggio ci permette quindi di comprendere qualcosa di molto più ampio.

Il nostro microbiota non vive separato dall’ambiente che ci circonda: cambia insieme alle nostre abitudini, risponde agli stimoli che incontriamo e partecipa continuamente all’adattamento dell’organismo.

Quando cambiamo ambiente, insomma, non viaggiamo mai davvero da soli.

Bibliografia

Condividi:

Post correlati